Il Consiglio Europeo, su proposta di Parigi, ha dato il suo primo (e storico) sì al recovery fund, consistente in un fondo che emetterà dei bond, chiamati recovery bond, al fine di sostenere la ricostruzione economica del vecchio continente. Le proposte italiane sono state diverse, prima il MES (ottenuto a condizioni minime per le spese sanitarie), poi i coronabond, che hanno trovato l’ostilità di  Germania e Olanda, contrarie al concetto di eurobond e di mutualizzazione (ossia condivisione) dei debiti. La linea di Parigi si pone su una via intermedia tra Italia e Germania proponendo la formazione di un recovery fund.

 

Cos’è il recovery fund 

Al fine di spiegare in cosa consiste il recovery fund, ritengo sia opportuno esaminarlo in parallelo agli Eurobond, anche per comprendere perchè gli stati del nord siano favorevoli ai primi e contrari ai secondi.

In pratica con gli Eurobond è come se tutti gli Stati membri andassero in banca a chiedere un prestito e firmassero una garanzia, per tutti gli altri, con tutti i loro beni. Con gli Eurobond infatti, i debiti dei singoli stati sarebbero stati garantiti dagli altri stati e, di conseguenza, qualora uno stato non fosse riuscito ad onorare un proprio debito,  gli altri Stati membri avrebbero risposto di tale debito con tutto il proprio patrimonio. E’ facile intuire il motivo per cui Germania e Olanda, dotate di un’economia solida rispetto agli altri stati, non siano d’accordo nel garantire i debiti di Italia, ma anche Spagna e Francia, decisamente economicamente più deboli. 

I Recovery bond sono delle obbligazioni emesse con la garanzia del bilancio europeo. Ma cosa significa?

Significa che la garanzia dei singoli prestiti non ricadrebbe illimitatamente sulle spalle degli altri stati (e perciò principalmente sulle spalle di Germania e Olanda), ma solo sulla quota che gli altri stati versano di anno in anno alla UE, limitando in tal modo la garanzia al capitale versato nel bilancio. Questo permette una redistribuzione del reddito dei Paesi UE più ricchi e che sono meno impattati dall’emergenza sanitaria (e quindi economica), verso quelli che stanno soffrendo di più (Italia e Spagna), senza tuttavia mutualizzare il debito.

Alla misura del Recovery Bond si affianca tuttavia il necessario ampliamento del bilancio della UE, che costringerà l’Italia e gli altri stati membri a versare somme maggiori soldi alla UE al fine di potersi finanziare con un tasso migliore rispetto a quello che avrebbe se emettesse direttamente dei titoli di Stato.

 

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